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Lungo tutto l`arco alpino, fino all`altro ieri le grotte servivano da depositi di generi alimentari. Nei monti piemontesi, di rocce dure, ce n`erano pochine mentre nei calcari del Ticino ce n`erano un po` ovunque. Da cantine private, molti grotti sono diventati locali pubblici, osterie (mai termine ha avuto significato più nobile) gradevoli e fresche dove si trovano piatti della tradizione più schietta.
Le proposte vanno dai pesci di fiume in carpione ai salami di produzione propria, dai formaggi di capra a quelli d`alpeggio, dalla torta di pane ad altri dolci tradizionali, per arrivare al caffè bollito in un pentolino (il quasi introvabile "ciurlo"). Il vino è di solito locale, ma non mancano bottiglie piemontesi o tedesche.
Attenzione, però: non sempre la sostanza corrisponde all`aspetto dei locali e capita di trovare vini da battaglia a caro prezzo, lasagne surgelate, formaggi industriali e salumi indegni. Quando i posti sono troppo grandi, quando i menu sono sterminati, quando si trovano in lista spaghetti alla bolognese o lasagne al ragù, è meglio cambiare aria!
Tra le cose migliori che ho assaggiato, ricordo coppe e mortadelle di fegato, carni alla griglia, risotti allo zafferano o coi funghi, coniglio, cacciagione, frittura di capretto, polenta col formaggio, gnocchi che si sentono fatti in casa, busecca in minestrone, arrosti e brasati.
Per chi vuole stare leggero (si fa per dire...) consiglio i piatti freddi, a base di salumi e prosciutti, formaggi e qualche dolce. Si trova qualche buona birra, anche se il vino la fa da padrone.
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