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Sesto Calende è già sul Ticino, mentre Lisanza, Angera, Ranco ed Ispra sono ancora sulle sponde del Lago. Queste sono località più tranquille e discrete, ma anche Sesto da quando é scavalcata dall’autostrada A26 ha ritrovato una pace dimenticata. Solo lungo la Statale Sempione c’è ancora un certo traffico, ma basta addentrarsi in città o passeggiare sul lungofiume affollato di pescatori dilettanti, per trovare calma, serenità, silenziosa quiete. Ora che è tornata vivibile, Sesto Calende accoglie tutta quella gente che un tempo, infastidita dal traffico, passava via in fretta.
Ci sono molti richiami per i buongustai, sia lungo il fiume popolato da stormi d’anatre e cigni, sia all’interno: bar, ristoranti, gelaterie, negozi d’alimentari offrono spesso suggestioni particolari.
La cucina, ovviamente, propone soprattutto pesce (ma non solo di lago e di fiume, c’é anche chi “lavora” molto bene quello di mare) e piatti che si rifanno alla tradizione lombarda. Si possono gustare ottimi risotti, in inverno bolliti arrosti e stracotti, selvaggina, agnelli e capretti, formaggi prodotti nella zona con latte di capra. Quando trovate piatti a base di luccio, non perdeteveli: la zona ne è ricca e la tradizione ha lasciato un tocco goloso.
Anche a nord, lungo le sponde del Lago Maggiore, l’impronta gastronomica è la stessa con in più qualche tocco montanaro: ecco così i funghi, i gamberi d’acqua dolce, le trote di torrente.
Nell’arco dell’anno ci sono molte manifestazioni gastronomiche. Per programmi dettagliati, ci si informi presso le solerti Associazioni Pro Loco.
Angera, un tempo ricchissima di vigneti, non ha dimenticato la sua vocazione. Non c’è più la produzione di massa, così i vini (Bonarda, Barbera, Merlot e soprattutto Malvasia secca) sono più curati, più fini, più “beverini”. Qualche produttore li vende anche sfusi, per gli appassionati dell’imbottigliare.
Marco Braga
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